27/06/2011- n. 14109 - Cassazione Civile Sezione Terza

In una operazione di routine spetta al dentista provare la complessità del caso
Secondo la Suprema Corte “il danno causato dall'applicazione di una protesi dentaria con la tecnica dell'implantologia può essere qualificato intervento di routine, facendo anche riferimento alla data in cui è stato eseguito l'intervento,  e per questo deve essere risarcito anche per sola colpa lieve”.

Viene così rigettato il ricorso di un dentista condannato al risarcimento di 22 mila euro nei confronti di un proprio paziente che aveva subito un intervento implantologico non andato a buon fine.
Nella sentenza si sostiene che “la diligenza del medico nell'adempimento della sua prestazione professionale deve essere valutata assumendo a parametro la condotta del debitore qualificato, ai sensi dell'art. 1176, secondo comma, cod. civ.”.

Paragonando un intervento di implantologia con finalizzazione protesica ad una “prestazione medico-chirurgica di routine” spetta eventualmente al medico provare, il che non risulta essere avvenuto, la particolare complessità in concreto dell'intervento stesso.

Decisamente ininfluente, ai fini della decisione, la circostanza che il paziente non avesse saldato completamente la parcella del professionista, con un residuo di 13 mila euro.

A nostro avviso, due sono gli spunti di riflessione:

1)     l’implantologia viene ormai considerata una tecnica sperimentata, diffusa, sicura e, quindi, “routinaria” al pari delle altre usuali procedure odontoiatriche;

2)     si conferma la difficoltà di dimostrare da parte del sanitario, su cui incombe l’onere della prova, che l’intervento eseguito fosse di particolare difficoltà,  limitando in tal caso la responsabilità solo in caso di dolo (volontarietà) o colpa grave.

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